Dichiaro ufficialmente aperto il mio periodo ascetico: se noterete per le strade di Pisa (ed eventualmente anche Cosenza, Perugia, Bologna, Roma, Amantea e Messina) un gorilla di circa cento e rotti chili con capelli fino al deretano, barba fino all’inguine e occhiali con montatura RayBan e lenti fotocromatiche GreenVision, non chiamate la protezione civile o i servizi segreti americani per la salvaguardia del genere umano da attacchi di forme di vita extraterrestri o peggio ancora il vaticano per mandare un esorcista. E’ solamente il vostro idiota di fiducia che sta andando in qualche negozio di dischi a reclamare per l’ennesima volta l’introvabile vinile di qualche gruppo dimenticato dal resto del mondo come Polyrock o Bram Stoker.
Archivio per Settembre 2008
La nobile arte dell’insulto
In citazioni on 27 Settembre 2008 at 2:13 pmDall’antichità ai giorni nostri, in Cina come altrove, senza dubbio, non c’è mai stato qualcuno che, almeno una volta nella sua vita, non abbia sentito l’esigenza di insultare un suo simile.
L’insulto si fonda sul principio etico per cui ci si dovrebbe rendere conto se una persona meriti o meno di essere insultata.
Per tale ragione si rifletta almeno un istante prima di insultare qualcuno. Questo è il principio generale.
Parimenti la consapevolezza del principio etico dell’insulto, rende necessario offrirgli spazio. Chi merita di essere insultato? Chi non merita di essere insultato? Questa è l’alternativa.
L’intento di questo modello fondamentale di scelta è talmente etico che chiunque lo segue sino in fondo giunge a sentire necessità alcuna di insultare chicchesia.
Tratto da La nobile arte dell’insulto di Liang Shiqiu
道德經
In ricordi on 23 Settembre 2008 at 8:18 pmCi sono giorni in cui ho la sensazione di essere autosufficiente tanto da non dipendere neanche dalla mia stessa vita.
Furu ike ya kawazu tobikomu mizu no oto
In appuntamenti, favole, ricordi on 21 Settembre 2008 at 12:36 amIl bello e il cattivo tempo…….
E’ incredibile come possa il tempo meteorologico cambiare nell’arco di una settimana, impedendomi di scrutare il cielo stellato ad ogni mia rincasata alle quattro di notte e con la Rhapsodia In Blu di George Gershwin selezionata sull’iPod (iPod che grazie ad un programmino insulso di Ubuntu ha mandato a puttane le cover di circa 201, per un totale di 3711 canzoni: grazie, Rhythmbox!). Già durante le prime giornate di Luglio passate ad Amantea potevo gustare un vento fresco che dalla finestra penetrava nella carne tanto utilizzare la coperta, ma col passare dei giorni, e l’aumento della temperatura, e l’aumento di popolazione nel paesino resero dopo il giorno del mio compleanno quella brezza un ricordo che poteva starci volentieri per il troppo caldo di quella sera. Quest’estate è cambiata improvvisamente, a giorni alterni come le targhe: attimi di divertimento puro controbilanciavano attimi di noia mortale che controbilanciavano momenti di crisi profonda che controbilanciavano catastrofi socio-comunali evitate sul filo del rasoio, e con dietro una scrupolosa cura del dialogo più della lotta greco-romana. Quest’estate nel giro dei nove mesi precendenti ha cambiato tutto. Io, da marxista semiconvinto e da socialista rinnegato alla sua fede, dovrei benvolere questo cambiamento, che nei suoi hot spot è stato più salutare che venefico. Ma la sensazione di scazzamento che si porta dietro come uno strascico di febbre taurina questa vacanza mi lascia supporre che di estate l’anno prossimo se ne parlerà solo per la temperatura. Sarà, ma sono molto pessimista in queste cose. Ultima cosa da fare sarà quella di prendere un treno, vedere per l’ultima volta l’Isca, selezionare La Mer di Debussy e ricordare le parole di mia nonna: E’ sempre colpa dell’umidità.
Addio Rich
In Decategorizzati on 15 Settembre 2008 at 10:58 pmHai fondato il gruppo più famoso e più influente del mondo (insieme ai Beatles), hai dato degna sepoltura alla psichedelia dei Sixties con quel capolavoro di Ummagumma, hai visto una leggenda andarsene, altre venire nel corso degli anni, non sapendo che prima o poi il tuo nome sarebbe divenuto leggenda. Fosti il tocco jazz dei Pink Floyd, la vena malinconica, quella più paziente e ardita allo stesso tempo, pervasa da una poesia non descrivibile: la musica ha sempre fatto testo a parole nell’aria, una calligrafia a dir poco perfetta.
Richard William Wright
(Londra 1943-2008)
Us and them: and after all were only ordinary men…
Questioni di classe
In Decategorizzati on 14 Settembre 2008 at 8:18 pmLa logica è semplice. Confrontando un lavoratore del Nord che si “accontenta” di essere pagato con un salario pari a 10, con contratto regolare e iscrizione al sindacato, l’industriale del Nord preferisce il lavoratore extra-comunitario, che si accontenta (stavolta senza virgolette) di essere pagato con un salario pari a 3 e in nero. Al Sud la situazione è diversa, si preferisce nel 45% dei casi la malavita approfittando del regime di terrore e omertà che creano le associazioni a delinquere, del rimantente 55%, il 60% di esso sta a questo assurdo gioco, il 20% tenta di ribellarsi, l’altro 20% è strettamente legato a giri di mafia. Percentuali, quelle in positivo a livello reazionario, che confrontate alle rimanenti fanno semplicemente gelare il sangue per la loro unicità. In Germania la situazione è ancora più diversa, la mafia (nel maggiore dei casi la ‘ndrangheta calabrese) regola “semplicemente” giri di traffico di droga e prostituzione, non appena tentano di uscire da questi campi (se ne hanno la possibilità), la polizia tedesca fa rimpiangere loro la decisione presa (nel 95% delle probabilità). Ad un sano di mente viene da pensare: perchè in Germania sì e in Italia no? Per due motivi: dipendenza e omertà. Dipendenza delle istituzioni pubbliche negli affari mafiosi, e omertà di chi potrebbe far qualcosa nei piccoli ambienti non per paura, ma per l’ormai antico motto se io non tocco loro, loro non toccano me. Ma qui non si parla di insetti, animali feroci o tisici, qui si parla di dignità di un popolo, dignità che fra scandali Padrino-like e falsi in bilancio delle industrie sta via via andandosene verso il tragitto più breve che l’animo umano possa percorrere in questi casi: ano-tazza del cesso. Ho perso, in questi giorni, anche di dare l’elemosina ai bambini, che finisce per lo più nelle tasche dei magnaccia delle loro madri, costrette a lavorare per il 5% del ricavato del loro antico lavoro. Ma, cosa bisogna farci, queste sono le nuove classi del III millennio.
Buchi "neri"
In Decategorizzati on 10 Settembre 2008 at 4:55 pmQuando gli uomini sentono parlare di buchi neri, non capiscono più nulla; iniziano a tralasciare le vere preoccupazioni per la “strana” paura di collassare a causa di un corpo scuro, piccolo come una noce di cocco e pesante quanto cinque milioni di balenottere azzurre. Come se non bastasse, nei buchi neri ci cadono ogni giorno della loro vita: basta vedere un programma qualsiasi in televisioni per ritrovartene milioni davanti la faccia. Pornografia gratuita? No: la tv ormai è diventata una galassia di stelle morte. Ma la cosa peggiore è che non vogliono rendersi conto di questa loro debolezza, e il problema nasce perchè certa mentalità da buoncostume limita una natura che è impossibile da svincolare, al momento. Si sentono (molto raramente in Italiano Correggiuto) ragazzi dai 13 ai 16 anni parlare di matrimonio, mentre lanciano molotov costruite imparando da YouTube per le strade di Roma oppure violentando una ragazza oppure uccidendo qualcuno e trovare per il processo la scusa del “rock satanico”, che da quando ascolto io musica non ne ho mai sentito. Certo, ce ne sono di gruppi che inneggiano a Satana, magari scrivendo testi che lodano 666 volte il Signore delle Mosche e i suoi figli divisi in re, conti e non ricordo più cosa, ma sono gruppi talmente fuori dal concetto musica in quanto arte che porli in una teca accanto a Raffaella Carrà o ai Back Street Boys non è bestemmia alcuna, anzi, “è tutto perfettamente logico”, come diceva il caro vecchio Thelonious Monk. Lui si che alla domanda “hai paura dei buchi neri?” non avrebbe risposto neanche sotto la più atroce tortura oppure, munito del suo smoking con la foglia di lattuga all’occhielo avrebbe risposto “non sono cose che mi riguardano”. Mi piace immagginarlo ancora seduto sul suo sgabello a cercare composizioni “perfettamente logiche” da suonare nei limiti dello spazio-tempo, per rendere ancora più incomprensibile la sua musica. Chissà, forse i più remoti sibili provenienti dalla fine del cosmo sono proprio le sue sperimentazioni su un grande pianoforte fatto di stelle e stringhe e atomi e qualsiasi altra cosa presente dentro questo scatolone, ma così arriverei a confonderlo con Dio, anche se non ho tutti i dubbi che possa esserlo.
Cesare Pavese
In appuntamenti on 9 Settembre 2008 at 7:52 am9 Settembre 1908 – 9 Settembre 2008
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.
Jazz
In appuntamenti on 8 Settembre 2008 at 11:52 pm3 Composition Of New Jazz – Anthony Braxton
The Black Saint And The Sinner Lady – Charles Mingus
Time Out – Dave Brubeck Quartet
Collages – Duke Ellington
Out To Lunch – Eric Dolphy
Rhapsody In Blue – George Gershwin
Jaco Pastorius – Jaco Pastorius
Giant Steps – John Coltrane
The Koeln Concert – Keith Jarrett
Bitches Brew – Miles Davis
Kind Of Blue – Miles Davis
Sorcerer – Miles Davis
Tutu – Miles Davis
Thelonious Monk Trio – Thelonious Monk
N.B.: Ce ne sarebbero a migliaia di album così nella mia vita. Ma solo questi riescono a sorprendermi: sempre.
Privacy (leggasi privaci prego!)
In appuntamenti on 7 Settembre 2008 at 1:29 amProfumo
In favole on 5 Settembre 2008 at 11:25 pmStamattina mi son svegliato alle tre, del pomeriggio. La televisione rimasta accesa da ieri notte su Rai Uno, la lampada fulminata rimasta accesa anch’essa, l’iPod che avrà ripetuto forse per la 500esima volta Song To The Siren di Tim Buckley. L’unica cosa che ho spento accuratamente ieri notte è stato il pc. Me lo ricordo perfettamente: scrivevo sul mio blog un intervento riguardante non so bene cosa, dato che Morfeo mi stava già accompagnando nel suo meraviglioso castello pieno di dame gentili e uomini cortesi, il mio ultimo gesto da uomo cosciente è stato spegnerlo. Quando lo comprai, tu eri seduta spazientita nella macchina fuori dal negozio: avresti fatto milioni di cose quella mattina, come portare i fiori al cimitero per nonna, oppure andare dal parrucchiere, oppure andare da un amante la cui esistenza sarà rivelata alla mia persona solo tre anni dopo la nostra separazione. L’appellativo di cornuto mi stava a pennello in quegli anni, e nè io davo segno di ignoranza o di demenza, perchè sapevo che in fondo la voglia di soddisfare i tuoi bisogni naturali trascendeva e svincolava la tua anima e il tuo corpo da ogni catena morale e sociale. Ti amai per la tua libertà, ti sposai per la tua maturità, divorziai da te per la tua sincerità: il matrimonio era una gabbia per te come lo era per la mia carriera in quel periodo. Ancora oggi però, quando occasionalmente ci incontriamo tra le strade, ritornando a casa insieme e facendo l’amore come tre anni fa; quando dopo ti vedo varcare la porta come tante altre donne, donne comuni, donne occasionali, questo letto e questo profumo di donna sono troppo grandi per questo misero uomo in cerca di lavoro. Manca oramai il fulcro che teneva la fragilità della mia mente alla pari dell’immensità della tua anima. Mi manca il tuo viso.
Miles
In ricordi on 4 Settembre 2008 at 10:01 pmNon ricordo con esattezza il giorno in cui ascoltai per la prima volta quella mente malata che corrisponde al nome di Miles Dewey Davis III. Ricordo che un giorno portai una ragazza a casa, uno dei tanti “amorucci” che si hanno tra i 15 e i 25 anni: ci feci l’amore ascoltando Bitches Brew. Lei dopo aver finito disse: “sei così bravo o è la musica che ha un effetto su di te?”; e io: “sarà la visione dell’Africa Nera, alimentata dalla musica e che ritrovo nei tuoi occhi”. Quell’anno, quell’estate, fu il periodo più felice della mia vita, grazie anche alla tromba malata del mio caro fratello (solevo chiamare i miei idoli “fratelli”) Miles. Come dicono solitamente nell’ambito della musica leggera, quell’estate fu da Sex Drugs and Rock ‘n’ Roll. E proprio come un treno pieno di amore, speranza e musica che quel periodo si fermò bruscamente il 29 di agosto. Anzi, deragliò del tutto. Eravamo a casa di mio cugino, con il solito narghilè preparato alla cazzo di cane da F. e con le solite ragazze taccagne che tutto volevano tranne fare sesso, quando mio padre salì su (con l’odore di marijuana ovunque) per informarci della morte di nonna. Io rimasi di sasso, nonostante l’effetto abbagliante dell’erba; volevo bene a mia nonna, in un certo modo senza il suo aiuto mio padre non sarebbe mai riuscito ad accudirmi da solo: fu la prima, dopo quell’estate spettacolare, ad abbandonare i miei sensi e prendere posto nei cassetti della memoria, che avrebbe macinato tutto nella mia mente col passare del tempo, rendendo ogni cosa a mitologia. Macinò anche la mia voglia di ricercare idoli, anche se questa esigenza si placò con la scoperta di Miles, ma anche lui si perse nelle notti insonni e folli di quel periodo nero, nero non come la notte sognata con Bitches Brew, non come la pelle scura del trombettista indemoniato, nemmeno come la mia amata Africa, che ritrovai quel giorno negli occhi della mia futura moglie. Furono cinque anni strani, velati di qualsiasi sentimento umano la Memoria ne avesse ricordo dall’era del sogno, eliminando ogni sorta di contatto estetico con il mondo. La depressione può essere ottimo calmante per menti troppo calcolatrici, ma anche infimo veleno se non curata in tempo. Delle mie avventure, del mio “quieto vivere” sotto la fonte Bandusia ancora ne pago le conseguenze, in maniera minore rispetto al post-29 agosto, di quell’estate, ma conservo ancora una piccola illusione di quegli anni caotici sì, ma meravigliosi: quando metti su un disco del caro, pazzo Miles Dewey Davis III, ecco ricomparire nella mente l’Africa Nera negli occhi della tua donna, e ritrovare di nuovo l’anima di quella selvaggia felicità caduta a pezzi per un tumore alle ossa.
Marketing
In appuntamenti on 3 Settembre 2008 at 11:16 pmLa logica che regola il concetto di religione nel III millennio è la stessa che regola le operazioni di marketing. Se fra qualche lustro vedremo il Papa aprire l’Angelus con “e adesso pubblicità” inizializzando una miriade di spot su:
a) Magliette con foto di Papa Giovanni Paolo II o icona di Gesù/Maria Vergine/Padre Pio/Madre Teresa di Calcutta/Lady Diana/Baget Bozzo;
b) Enciclopedia in 45 volumi dei Santi nel mondo (ovviamente da completare in 66 uscite semestrali in edicola);
c) Coca Cola di Cristo;
Non meravigliatevi, fa parte della logistica.
"…Tanto nella poesia una sola cosa dovete utilizzare: tutto"
In favole, ricordi on 3 Settembre 2008 at 10:28 pmChe il tuo mondo fosse pieno di stranezze, lo sapeva anche il frigo. Quella notte, vedendoti mettere le ciabatte nel congelatore, compresi che la lampadina del tuo abat-jour doveva essere cambiata. Non immaginavo però che quell’evento era la trasposizione di un qualcosa assai più grave della semplice paura del buio. Mesi dopo, paralizzata sul tuo letto in cerca di quel mondo svanito con la tua malattia, imprecavi contro un dio al quale non rivolgevi mai parola: semplicemente perchè non credevi in lui. Consideravo l’ateismo come la mia unica salvezza in quei giorni, considerando tutto quell’inferno come uno strano scherzo del destino, e considerata l’assurda ipotesi di una tua guarigione, così come tu ricercavi la luce, io ricercavo l’oscurità nella stanza che un tempo apparteneva al figlio per cui la fragile storia della tua vita avrebbe deviato verso lidi più candidi, e poter piangere, al buio e lontano dal frastuono delle tue bestemmie. Settimane sono passate dalla tua morte, il silenzio domina la casa, e non c’è più un senso per continuare a rinchiudermi nella stanza di nostro figlio. Domani cambierò la lampadina del tuo abat-jour. Fosse l’ultima cosa che faccio!
Tre Poesie
In poesie (di altri) on 3 Settembre 2008 at 1:27 pmSereno di Giuseppe Ungaretti
Dopo tanta
nebbia
a una
a una
si svelano
le stelle
Respiro
il fresco
che mi lascia
il colore del cielo
Mi riconosco
immagine
passeggera
Presa in un giro
immortale
Auf Wiedersehen di Eugenio Montale
hasta la vista, à bientôt, I’ll be seeing you, appuntamenti
ridicoli perché si sa che chi s’è visto s’è visto.
La verità è che nulla si era veduto
e che un accadimento non è mai accaduto.
Ma senza questo inganno sarebbe inespicabile
l’ardua speculazione che mira alle riforme
essendo il ri pleonastico là dove
manca la forma.
[23 giugno 1946] Cesare Pavese
Anche tu sei l’amore.
Sei di sangue e di terra
come gli altri. Cammini
come chi non si stacca
dalla porta di casa.
Guardi come chi attende
e non vede. Sei terra
che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole – cammini
in attesa. L’amore
è il tuo sangue – non altro.
Senz’Aggettivi
In favole, ricordi on 2 Settembre 2008 at 3:18 pmDov’era la voglia di varcare le soglie della percezione? Persa in un cumulo di macerie, prodotte dalla stupidità, da una voglia profonda di apparenza, di superficialità. Gli aggettivi che uscivano dalle bocche violavano le tombe di uomini che un tempo resero onore a stirpi di antiche epoche. Quelle bocche vantano le imprese di costoro, tra una sigaretta e un vena in meno per trombosi, vantano di cavalcare incubi, vantano di saper volare fino ai limiti dell’universo. Uomini così vantarono in passato di esser immortali: finiro su una lapide illeggibile dal tempo della loro sepoltura.
I used to rule the world
Seas would rise when I gave the word
Now in the morning I sleep alone
Sweep the streets I used to own
I used to roll the dice
Feel the fear in my enemies eyes
Listen as the crowd would sing:
“Now the old king is dead! Long live the king!”
One minute I held the key
Next the walls were closed on me
And I discovered that my castles stand
Upon pillars of salt, and pillars of sand
I hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can’t explain
Once you know there was never, never an honest word
That was when I ruled the world
It was the wicked and wild wind
Blew down the doors to let me in.
Shattered windows and the sound of drums
People could not believe what I’d become
Revolutionaries Wait
For my head on a silver plate
Just a puppet on a lonely string
Who would ever want to be king?
I hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can’t explain
I know Saint Peter won’t call my name
Never an honest word
And that was when I ruled the world
Hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can’t explain
I know Saint Peter will call my name
Never an honest word
But that was when I ruled the world
Parole
In favole, neoteroi on 1 Settembre 2008 at 11:34 pmRubammo le anime a poveri poeti per donarle a noi stessi, non per lussuria lirica: le parole innocenti di versi immaturi attirano la curiosità della storia. Non per fame, ma per necessità – l’esigenza di esser ricordati, anche in quattro versi, fu più forte del ricercare l’immortalità in pietre filosofali e celle criogeniche. Fu il sogno dei nostri avi, fu il sogno dei nostri genitori, fu il nostro sogno. Il verde prato ebbe sempre la meglio, sui nostri corpi; le nostre anime, mutate in canarini, morirono di solitudine.
Another Failed Romance
In fiabe, ricordi on 1 Settembre 2008 at 10:55 pmLa pioggia fu la doccia dei nostri ricordi. Su quella panchina a fare l’amore dieci, venti, trenta volte. O era sesso? Neanche le stelle capirono il rapporto che ci fu tra noi. Marcammo le stesse linee che guerre marcarono con il sangue mesi dopo, rubando ai nostri occhi le visioni di quel luogo, regalando ai nostri cuori nuovi ologrammi, ologrammi indelebili, per i primi tre mesi, da lavare poi con altra pioggia, e ricostruire gli edifici che coprivano il tuo ansimare primaverile. Estate: stagione di lutti in famiglia. Ora la tua pelle ricalca gli antichi solchi su pietre miliari, e il ricordo di essa non porta a cieli stellati o velli d’oro o colonne del mondo. Solo lacrime, non più pioggia.
Oh my love
You were the only one
Now you’re gone and I’m alone
All my friends
They say what’s done is done
I pretend
But deep inside I know
If I should love again
If I find someone new
It would be make-believe
For in my heart
It would be you
And though I hold her close
And want her now and then
I’ll still be loving you
If I should love again
All day long
I keep remembering
All the night
I think of you
All my life
You’ll be the song I sing
I’ll get by
But this I swear is true
If I should love again
If I find someone new
It would be make-believe
For in my heart
It would be you
And though I hold her close
And want her now and then
I’ll still be loving you
If I should love again



