Dove, Per Dio, La Giornata È Ancora Fatta Di Ventiquattr’Ore…
3 novembre 2010
Einstein diceva Non hai capito veramente qualcosa fino a quando non sei in grado di spiegarla a tua nonna.
Io tentai di spiegare l’uso e la costruzione del gerundio alla mia prozia, che mi ha cresciuto negli anni pre-universitari, insieme a mia nonna e mia madre. Probabilmente facevo l’ultimo anno delle elementari, non ricordo con esattezza. Lei se ne stava lì ad ascoltare, mentre io scrivevo verbi a caso su quel foglio A3 retto da un cavalletto per dipingere. Alla fine della mia lezione, lei disse, con la classica cadenza di chi è cresciuto nelle campagne della provincia di Cosenza e dintorni Se se, pu dumani continui ca quannu rinasciu m’arricuardu.
Ora, credenze o meno non mi interessano (ne ho già parlato altrove), non so se sia servito a qualcosa insegnare il gerundio a mia zia. Io stesso non riesco a stabilire se ho capito veramente il suo uso. Da bambino sentivo il dovere di dover dare qualcosa agli altri.
Adesso pretendo che mi sia ridato tutto indietro, ma in realtà è solo un capriccio: continuo, nonostante col passare degli anni la faccia sia diventata più pelosa e brutta, a sentire quel dovere che travolgeva le giornate d’estate, autunno, inverno e primavera.
Dove sta la fregatura? Io non l’ho capito: del resto, non posso spiegarlo nè a mia nonna, nè a sua sorella, entrambe morte da tempo. Mi rimarrà il dubbio per l’eternità come l’uso del gerundio.
Sì vabbè facile insegnare il gerundio a tua zia… prova a insegnare il congiuntivo a una fan di twilight!
O come si costruisce un periodo ipotetico a Moccia.