Parole

1 settembre 2008

Rubammo le anime a poveri poeti per donarle a noi stessi, non per lussuria lirica: le parole innocenti di versi immaturi attirano la curiosità della storia. Non per fame, ma per necessità – l’esigenza di esser ricordati, anche in quattro versi, fu più forte del ricercare l’immortalità in pietre filosofali e celle criogeniche. Fu il sogno dei nostri avi, fu il sogno dei nostri genitori, fu il nostro sogno. Il verde prato ebbe sempre la meglio, sui nostri corpi; le nostre anime, mutate in canarini, morirono di solitudine.

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