"…Tanto nella poesia una sola cosa dovete utilizzare: tutto"

3 settembre 2008

Che il tuo mondo fosse pieno di stranezze, lo sapeva anche il frigo. Quella notte, vedendoti mettere le ciabatte nel congelatore, compresi che la lampadina del tuo abat-jour doveva essere cambiata. Non immaginavo però che quell’evento era la trasposizione di un qualcosa assai più grave della semplice paura del buio. Mesi dopo, paralizzata sul tuo letto in cerca di quel mondo svanito con la tua malattia, imprecavi contro un dio al quale non rivolgevi mai parola: semplicemente perchè non credevi in lui. Consideravo l’ateismo come la mia unica salvezza in quei giorni, considerando tutto quell’inferno come uno strano scherzo del destino, e considerata l’assurda ipotesi di una tua guarigione, così come tu ricercavi la luce, io ricercavo l’oscurità nella stanza che un tempo apparteneva al figlio per cui la fragile storia della tua vita avrebbe deviato verso lidi più candidi, e poter piangere, al buio e lontano dal frastuono delle tue bestemmie. Settimane sono passate dalla tua morte, il silenzio domina la casa, e non c’è più un senso per continuare a rinchiudermi nella stanza di nostro figlio. Domani cambierò la lampadina del tuo abat-jour. Fosse l’ultima cosa che faccio!

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