Miles

4 settembre 2008

Non ricordo con esattezza il giorno in cui ascoltai per la prima volta quella mente malata che corrisponde al nome di Miles Dewey Davis III. Ricordo che un giorno portai una ragazza a casa, uno dei tanti “amorucci” che si hanno tra i 15 e i 25 anni: ci feci l’amore ascoltando Bitches Brew. Lei dopo aver finito disse: “sei così bravo o è la musica che ha un effetto su di te?”; e io: “sarà la visione dell’Africa Nera, alimentata dalla musica e che ritrovo nei tuoi occhi”. Quell’anno, quell’estate, fu il periodo più felice della mia vita, grazie anche alla tromba malata del mio caro fratello (solevo chiamare i miei idoli “fratelli”) Miles. Come dicono solitamente nell’ambito della musica leggera, quell’estate fu da Sex Drugs and Rock ‘n’ Roll. E proprio come un treno pieno di amore, speranza e musica che quel periodo si fermò bruscamente il 29 di agosto. Anzi, deragliò del tutto. Eravamo a casa di mio cugino, con il solito narghilè preparato alla cazzo di cane da F. e con le solite ragazze taccagne che tutto volevano tranne fare sesso, quando mio padre salì su (con l’odore di marijuana ovunque) per informarci della morte di nonna. Io rimasi di sasso, nonostante l’effetto abbagliante dell’erba; volevo bene a mia nonna, in un certo modo senza il suo aiuto mio padre non sarebbe mai riuscito ad accudirmi da solo: fu la prima, dopo quell’estate spettacolare, ad abbandonare i miei sensi e prendere posto nei cassetti della memoria, che avrebbe macinato tutto nella mia mente col passare del tempo, rendendo ogni cosa a mitologia. Macinò anche la mia voglia di ricercare idoli, anche se questa esigenza si placò con la scoperta di Miles, ma anche lui si perse nelle notti insonni e folli di quel periodo nero, nero non come la notte sognata con Bitches Brew, non come la pelle scura del trombettista indemoniato, nemmeno come la mia amata Africa, che ritrovai quel giorno negli occhi della mia futura moglie. Furono cinque anni strani, velati di qualsiasi sentimento umano la Memoria ne avesse ricordo dall’era del sogno, eliminando ogni sorta di contatto estetico con il mondo. La depressione può essere ottimo calmante per menti troppo calcolatrici, ma anche infimo veleno se non curata in tempo. Delle mie avventure, del mio “quieto vivere” sotto la fonte Bandusia ancora ne pago le conseguenze, in maniera minore rispetto al post-29 agosto, di quell’estate, ma conservo ancora una piccola illusione di quegli anni caotici sì, ma meravigliosi: quando metti su un disco del caro, pazzo Miles Dewey Davis III, ecco ricomparire nella mente l’Africa Nera negli occhi della tua donna, e ritrovare di nuovo l’anima di quella selvaggia felicità caduta a pezzi per un tumore alle ossa.

Una Risposta to “Miles”

  1. darkfender said

    metti le fonti dei post…altrimenti penso che ti porti a casa ragazze, ci fai l’amore e non mi inviti quando ci sono le amiche tirchie, e mi incazzo

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