Delusioni, parte I

5 ottobre 2008

E’ facile essere comunisti quando si è ricchi. Più che una massima, le parole di mia madre nei riguardi del John Lennon post-Beatles erano di puro insulto. Nè era una sentenza gratuita, nè una frase dettata dall’odio. Avevo dodici anni e le differenze tra varie ideologie politiche erano inesistenti allora nella mia mente. Non capendo dunque il significato di quelle parole, mi misi a ridere, un riso di quelli idioti, capace di presentarsi anche all’annuncio di un lutto in famiglia o di una catastrofe di massa. Col tempo cambiò tutto, il tempo cambiò tutto, dalle consapevolezze alle esperienze, e gli eventi si avvicinavano alla mia anima alla velocità della luce. Credo che a quattordici anni fui il primo nella mia classe a leggere il Manifesto di Marx ed Engels, trovando in quella concezione della storia la risposta a tutte le mie domande. 

Lotta di classe. Risuonava nella mente di un ragazzo ancora pieno di brufoli (ci sono tuttora) come un’ancora di salvataggio per il mondo intero, arrivando a definire il tanto amato filosofo-economista di Treviri come il secondo Cristo. Il tempo stesso e le persone incontrate dalla sera in cui comprai il libro in poi mi fecero capire il significato delle parole di mia madre, e il loro significato divenne sempre più pesante nella mia mente, sempre più distruttivo, tanto da considerare da quel momento in avanti il motto che sempre aveva spinto la mia anima a misera eresia politica. Nella mia famiglia si sapevano bene le cause e gli effetti del marxismo, vissuti sulla pelle di ognuno, e le delusioni vennero ancor prima del mio ritrovato senso patriottico-proletario dettato da tanta mera noia borghese. La televisione e il liceo dettarono la sentenza definitiva al mio rifiuto totale verso ogni ideologia politica: chi si definiva comunista senza sapere neanche le basi del comunismo, senza conoscere Lenin Marx Engels e Trotsky, considerando la maglietta del Che come divulgatrice magica del Verbo Rosso, e professare di esserlo in maniera vanitosa dall’interno della nuova macchina comprata dal babbo tanto da istigare alla violenza; chi si definiva fascista, esaltando la storia del regime come un secondo Impero Romano, esaltando persone del calibro del Palazzinaro di Milano, limitandosi a vedere solo qualche filmato documentario dell’istituto Luce proposto in televisione con un’arroganza pari a quella della Marcia su Roma, esaltando tanto la figura di Mussolini senza sapere neanche chi fosse il vero ideologo della filosofia (se la si può chiamare così): Gentile, definendosi fascisti per il gusto di farlo, nella stessa maniera di chi si professava comunista. In televisione c’è di peggio, e non descrivo per evitare conati di vomito. Le ultime elezioni sono state le prime a cui ho partecipato, e credo che saranno le ultime. Mia madre, forse investita da stanchezza e da ulteriori delusioni, mi consigliò di andare almeno un’altra volta.

Potrebbe provocarti dei problemi in futuro questa tua scelta. Problemi ne ho così tanti che preoccuparmi di mettere una croce su dei cerchietti disegnati e colorati, ideati da maestri del design pagati con i nostri soldi, alimenterebbe più il mio senso proletario assopito da circa due anni per esprimersi nel peggiore dei modi che la speranza di trovare dell’oro sotto la spazzatura italiana.

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