George Harrison e la tragedia del Titanic

6 luglio 2009

Con loro ho un bel rapporto. Approsimativamente è questo il mantra che si ripete da un paio di settimane fino alla nausea. Stanotte si parlava, come quasi tutte le sere, mantra diventato anche questo, seppur con qualche piccola variante, di Michael Jackson. Si è presentata nel discorso la teoria più romantica nella sua incredibile assurdità. Pensa se, durante il concerto in sua memoria, mentre fanno vedere gli spezzoni delle prove che stava facendo, sbucasse lui di colpo; ché tutto quanto è stata una finzione, poi di nuovo lui a ballare come ha sempre fatto: mi metterei a piangere. Le lacrime ci sarebbero comunque, e per una volta l’idea di vedere migliaia di persone stare insieme per compiangerne un’altra non farebbe schifo. Poi ritornerebbe tutto come prima. I ritorni di fiamma sono sempre pericolosi, perché rischiano di far esplodere l’intero braccio che tiene la bomboletta con la quale si sta dando fuoco. Sarebbe anche questa una lezione da prendere in considerazione negli attimi futuri. Tener conto solamente del durante e mai del prima o dell’imminente dopo. Poi ti accorgi che ogni frase, azioni o gesto che compi rispecchia un determinato piano logico predefinito in partenza. E limiti i danni pensando a Michael Jackson, e di come sarebbe bello vederlo per almeno un’altra mezz’oretta ballare, giusto il tempo per far piangere qualche fan e dar pane per un altro mese alle TV e a chi lo ha sempre criticato. Le persone in fondo pensano solamente ai fatti propri, celati o meno in interesse comune e bene del popolo, escludendo pressappoco tre, quattro uomini che hanno fatto la Storia. E non hanno di certo fatto una bella fine.

Approsimantivamente è questo il mantra che si ripete ogni giorno da un paio di settimane fino alla nausea, fino a quando il cervello smette di replicare e decide di mettere un intermezzo musicale: una canzone presa da Elvis Costello o il ritornello di un successo di George Harrison, che ogniqualvolta tento di scrivere il suo nome, mi esce sempre fuori Geroge (ora che dovevo scrivere sbagliato m’è uscito giusto) e mai George. Approssimativamente, che se si fanno le cose precise si rischia sempre la fine del Titanic.

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