No Fun

24 settembre 2009

Tento di alzarmi presto domani penso, Devo comprare Il Fatto Quotidiano penso: sono le sei di mattina. Mi sveglio all’una. Prima chiama mia madre chiedendomi se sto tenendo il conto delle volte che sto prelevando dal Bancomat, poi Andrea il mio inquilino manda un SMS per chiedermi cosa deve comprare dato che va a far la spesa. Cucino, mangiamo. Esco per andare un po’ in centro, entro nella Galleria del Disco: magra consolazione. Compro Manafon di David Sylvian, venti euro. Diciannove in più rispetto al giornale di stamattina. Se non si chiama guadagnarci sopra questo. Mi permetto ancora di girare per le strade, dicono che la Torre si veda da qualsiasi punto della città, io l’ho vista solo due volte: davanti i miei occhi e fuori città. Riprendo l’autobus, stavolta il tredici, perché il quattordici fa le stesse fermate ma in senso opposto. All’andata l’ho anche spiegato a una signora che aveva perso il tredici: era diretta alla stazione. Incontro per la seconda volta una ragazza che mi sedeva vicino sul quattordici: è bella. Altezza media, capelli ricci raccolti neri, occhi marroni. Sono già innamorato, sogno già di farci l’amore, di tenerle la mano per le vie che senza motivo prendo ogni pomeriggio alle quattro senza dire nulla a nessuno, di fotografare le scritte idiote sui muri. Io scendo dall’autobus, lei prosegue. Guardo la sua coda attraverso il vetro allontanarsi. La mia vita sembra contornata da amori brevi e futili: prima otto anni, poi tre, poi due mesi, adesso mezz’ora. Soffrire per amore mi vien bene, mi vien meglio di vivere, di respirare. Torno a casa, la fottuta porta d’ingresso al palazzo non si apre nè con la chiave nè spingendola con forza verso di me; trucchetto imparato con il vecchio portone dove abitavo (abito, abiterò…) a Cosenza. Risolto il problema, entro subito in casa, mi tolgo le scarpe e ascolto il CD sul computer, che avevo già ascoltato la notte prima scaricandolo illegalmente da internet. Torna Andrea dalle lezioni, cucino, chiamo mia madre. La voce di David Sylvian è come una brezza del deserto in una tundra d’inverno: secca, asciutta, piena di vita sotto quella coltre bianca di neve. Domani mi alzo presto per comprare Il Fatto Quotidiano sto dicendomi mentre scrivo. Sono le quattro del mattino. Non ci trovo nulla di divertente.

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