L’Aviatore

9 maggio 2010

A F.

Ci ho messo un po’ per decidere di scrivere questo post, ma alla fine penso di aver trovato qualcosa di intelligente da dire. Per chi non lo sa, sono un grande appassionato di Formula 1. E’ una sorta di culto pagano nella nostra famiglia: ricordo ancora il caro zio Raffaele, guardando uno degli scontri decisivi fra Hakkinen e Schumacher per il titolo piloti, dire quasi con le lacrime agli occhi: “Sto vichingo è troppo forte”. In famiglia, come il 99% degli italiani appassionati di Formula 1, si ama da sempre la Ferrari. Il restante 1% tifa McLaren ma solo per fare controtendenza, un po’ come i comunisti che vanno al concerto del Primo Maggio a Roma. Mia madre, in ambito automobilistico, mi ha cresciuto con una sola icona che ahimé! per motivi anagrafici non ho potuto vedere all’opera.

Gilles Villeneuve era per molti il Dottor Jekyll delle corse automobilistiche: tranquillo e cordiale fuori dall’abitacolo, spericolato e frenetico durante le corse; ma mai sleale o pericoloso. Era e rimane la mia visione del perfetto pilota di macchine da corsa, in fondo basta avere quattro ruote, un volante e qualche cavallo dietro la schiena per poter volare più veloce della morte. Essa in fondo non è altro che un incidente di percorso, quisquiglie burocratiche da firmare per chissà quale divinità capricciosa che non può permettersi il lusso di sfrecciare sull’asfalto del nostro pianeta. Per Gilles non contava null’altro se non portare al massimo le sue prestazioni e quelle della vettura, mentalità che aveva un altro grande delle corse automobilistiche: Tazio Nuvolari. La differenza fra Nuvolari e Villeneuve consta nel semplice fatto che il primo fu battuto in velocità solamente da un aeroplano, il secondo era l’Aviatore in persona. E mai tale soprannome fu più originale in quell’8 di Maggio, quando il suo abitacolo lo scaraventò contro il recinto di sicurezza e facendogli sbattere il collo contro il muretto con una decelerazione pari a 27G: il suo ultimo volo. Sono tante le gesta eroiche che ha lasciato nella mente di ognuno di noi, più di un Ercole con le sue dodici fatiche, più di un Odisseo con il suo viaggio lungo vent’anni. Gilles era il mito fatto carne ed è quasi una delusione insanabile non poter vedere, nel pantheon dei campioni del mondo, il suo nome scritto insieme a tutti gli altri grandi di questo sport fatto di adrenalina e terrore. So che c’è un altro Villeneuve nell’albo d’oro della Formula 1, ed è anche merito del figlio Jacques se la memoria del padre è ancora viva. Ma è un’altra storia, un altro tragitto: altri chilomentri da raccontare.

L’ultima cosa che posso dire è immaginarlo in qualche posto sperduto dell’universo intento a superare la velocità della luce milioni e milioni di volte. Il pensiero di poterlo vedere con il suo volto innocente pieno di coraggio sfrecciare in ogni angolo del cosmo dona a ogni mio ricordo un po’ di quella vita che lui dava nelle corse. A volte essere il signor Hyde non guasta mica.

Gilles Villeneuve
 (1950-1982)

Una Risposta to “L’Aviatore”

  1. smt1033 said

    Ora ho perso interesse, prima mi spaccavo la Formula 1 pure io, ai tempi però era più interessante, c’era veramente la sfida, solo che da quando la Ferrari ha iniziato a pwnare tutti per 3-4 anni di fila hanno fatto un macello assurdo con le regole col risultato che non si vedono più sorpassi e la maggior parte della gara viene decisa ai box… bella cacata!

    Gilles R.I.P.

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