Trauma Infantile

13 giugno 2010

A casa mia vige la regola di non dire nulla sull’esistenza di Babbo Natale fino a quando il piccolo di casa non si scoccia di tutta la storiella del pederasta comunista obeso che porta regali ai poveri malcapitati. Ogni Natale è un trauma, perché il concetto di Babbo Natale è un tabù supremo come il Maracanaço per i brasiliani. È un trauma per me, che puntualmente me ne dimentico e devo sorbirmi le occhiate feroci di mia madre o dei miei zii per una battuta sull’argomento oppure le domande dei miei cugini che chiedono delucidazioni sul perché il caro pederasta non abbia portato qualcosa pure per me. Ricordo quando ho scoperto la non-esistenza di Babbo Natale: stavo aspettando, come ogni anno, fuori dal balcone di vedere il carro del Malefico quando, per un millisecondo, mi son girato verso la porta della sala da pranzo e vidi mia zia che tirava fuori i regali dall’armadio. Ci ho messo cinque anni per riprendermi dallo shock, perché da lì iniziarono tutta una serie di pippe mentali sull’esistenza di altre cose, cose di cui ora, come Babbo Natale stesso, non me ne importa una cippa. A volte basta questo, uno sguardo fulminante verso un armadio per farti cambiare la visione del mondo.

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