Salve, Sono Una Rock Star Emergente Degli Anni Duemila

27 agosto 2010

N.B.: NESSUN GRUPPO IN PARTICOLARE VIENE ATTACCATO O PRESO DI MIRA IN QUESTO POST

La mia casa discografica dichiara ogni giorno di avere il bilancio in rosso e di rischiare la bancarotta, nonostante gadgets con la mia faccia e gli incassi stellari dei tour della mia band. Ha anche vinto due cause contro dei ragazzini pescati dalla GdF a scaricare musica illegalmente (illegale è diventato sinonimo di gratis nel III millennio). Nei miei testi esorto i miei fan ad abbattere le barriere che la società moderna ci propina per farci il lavaggio del cervello, eppure con la band abbiamo pagato più di quarantamila euro per partecipare a un festival nazionale di musica. E vincerlo. Ma per quello abbiam dovuto sborsarne altri duecentomila. Il nostro manager ci ha consigliato sin dagli esordi di creare un personaggio intorno al nostro profilo, per la musica che facciamo: essere totalmente diversi da quello che possiamo sembrare nella vita reale. Così si raccolgono più fan, utilizzando stereotipi cari al tempo in cui viviamo, e mettiamo in risalto una certa curiosità dei mass media nei nostri confronti: qualche settimana fa durante un concerto il bassista ha sputato in un occhio a un ragazzino. e i nostri fan sono andati in catarsi. Il boss si è congratulato con lui, dicendo che era un’ottima pubblicità negativa che avrebbe attirato ancora di più l’attenzione, ma nonostante i giorni passati da allora lui ci è rimasto ugualmente di merda (però ancora continua a sputare su tanti altri ragazzini e andare a letto con le groupie minorenni, dobbiamo fare audience: mica i santarellini di turno).

In tutto questo io continuo a chiedermi quanto di arte ci sia rimasto nella musica, quanto di business è rimasto nel fare economia e quanta finzione è rimasta nel recitare una parte, poiché in tutto questo non trovo nessuna delle tre: io vedo solo lobotomie della massa.

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Una Risposta to “Salve, Sono Una Rock Star Emergente Degli Anni Duemila”

  1. smt1033 said

    La cosa preoccupante è che gli unici a poter invertire la tendenza sono quegli stronzi della case discografiche.

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