Classifica Immoralia #26

13 settembre 2010

Ricomincia la settimana, e riapro stanotte il consueto (?) appuntamento con la classifica settimanale della robaccia che ascolto durante il tratto di strada che o il 14, il 13 o la LAM Blu della CPT mi fan percorrere in pochi minuti (a differenza della ora piena che impiego quando sono a piedi). Tanta roba, veramente tanta. Anche perché l’estate è passata ma come ogni anno ho sempre qualche stronzo che mi consiglia cose che prima non avevo mai sentito nominare. Nell’attesa del nuovo disco del caro Antony Hegarty ho anche rispolverato l’intera discografia degli Antony And The Johnsons che considero una perla nell’andazzo generale che sta subendo il cantautorato mondiale. D’ora in poi sarà solo presente la Classifica Piatti, in quanto vorrei approfondire certi discorsi riguardanti la scelta degli album che metterò in lista. Come al solito: scialatevi!

  1. BlueThe Seatbelts: Le colonne sonore, escludendo la qualità del film (vedasi l’OST del primo film della saga di Twilight, un robone di gruppi indie-rock emergenti che non c’accozzano una minchia con la non-trama di questo film), mi appassionano più della pellicola. Questo è uno dei tanti album registrati dal supergruppo The Seatbelts, capitanato da Yoko Kanno per la colonna sonora dell’anime Cowboy Bebop. La cosa che colpisce di più della serie è l’accostamento di molti elementi narrativi che a sentirli sembrano non azzeccarci una minchia tra loro: viaggi intergalattici, cacciatori di taglie e musica jazz. Ma questo, signori miei, invece di essere un anime è un capolavoro di cinema e animazione. Canzoni consigliate: Blue, Words That We Couldn’t Say, Call Me Call Me;
  2. Black Ships Ate The SkyCurrent 93: David Tibet è una delle figure del post-industrial che ancora devo approfondire (sapete com’è, son rimasto ai Throbbing Gristle). Il suo Apocalittic Folk mi rimanda ai fasti della New Age vera, non quella che sembrava la brutta copia dello Jedismo di Star Wars, ma la vera ricerca spirituale attraverso un sincretismo religioso per nulla banale e scontato, e soprattuto privo di integralismi. Cosa che molte religioni di oggi, specialmente quelle rivelate, hanno dimenticato in toto. La New Age dei Popol Vuh o la ricerca musicale dei più recenti Tenhi e Ulver. Tibet inoltre è un uomo che non ragiona per paletti, capace di scrivere e comporre ispirandosi alle tesi di Aleister Crowley o prendendo a piene mani le tematiche dei testi sacri della religione cristiana o dalla Cabalah. Per me, un guru. Canzoni consigliate: Then Kill Caesar, Idumæa – Vocals: Baby Dee, Idumæa – Vocals: Antony. Già che ci siete ascoltatevi anche l’album All The Pretty Little Horses;
  3. Paolo Conte (Sparring Partner)Paolo Conte: L’Avvocato è sempre stata per me una figura di stile musicale inconfondibile. Apprezzato più all’estero che nel nostro paese, in questo album del 1984 raccoglie tutta la sua carica narrativa nei testi stupendi decorati con favolose sonorità Jazz. Ogni canzone andrebbe ascoltata e poi suonata al pianoforte accompagnandoci un bel whisky e un pacchetto di sigarette. Canzoni consigliate: Chiunque, Sotto Le Stelle Del Jazz, Come Mi Vuoi?;
  4. LowDavid Bowie: Primo album della Trilogia di Berlino. Lo accosto sempre a Le Ultime Lettere Di Jacopo Ortis per la forte carica nichilista presente in tutto l’album: in Low muore il Bowie di Ziggy Stardust di Space Oddity per far rinascere dalle sue ceneri un Bowie più maturo e speranzoso nonostante i tempi duri e l’impossibilità di veri contatti umani (Heroes”). Tra l’altro, Warszawa dovrà essere la canzone da mettere al mio funerale. Quindi siete avvisati: se non lo fate, non vi parlerò per il resto della mia vita [cit.] Canzoni consigliate: Speed Of Life, Sound And Vision, Warszawa;
  5. Breakfast In AmericaSupertramp: Ricordo quando scoprii i Supertramp che, mettendo il loro album nel lettore CD (Sì! Quando mi garba compro anche i ciddì!) sbucò fuori mia madre dalla cucina alle prime note di Goodbye Stranger esclamando: “E questi? Non li sentivo da una vita! Dove cazzo li hai pescati?”. Il povero gruppo di Roger Hodgson è sempre stato avvolto da un velo di sfiga: sono entrati nel mercato musicale senza essere cagati di striscio; pubblicarono quest’album ottenendo enorme successo, e come se nulla fosse tornarono nel dimenticatoio, salvo qualche apparizione del loro leader in TV. Quest’album è l’esaltazione dell’illusione del sogno americano, registrato proprio mentre i componenti del gruppo erano in America e nonostante le melodie allegre che hanno fatto poi scuola in tutti gli anni ’80, questa ode all’illusione è stata quasi profetica per loro. Canzoni consigliate: The Logical Song, Goodbye Stranger, Oh Darling.

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