Salvare Le Chiappe O Darle (ovvero “Milleduecento Parole Scritte A Cazzo Per Nulla”)

3 novembre 2010

Il mio computer sta diventando come la sceneggiatura di un film di Romero: a volte ritorna… Sono indeciso se aspettare Natale per poter scendere e poterlo cambiare oppure vendere il culo a qualche commesso degli Apple Store e prendere un MacBook a bigna. In nessuno dei due casi ne uscirei con le chiappe salve: qualche fregatura me la daranno diritta nell’ano sicuramente. Spendere nuovamente duemila euri per un fottuto Sony Vaio non mi va proprio: questo lo presi con i vari regali di zie, mia nonna, colleghe di mia madre e qualsiasi altra donna che abbia visto il mio pene quando ancora non avevo ricevuto in dono il peccato originale (grazie, Chiesa cristiana cattolica di Roma!).

La mia pazienza in questa settimana ha raggiunto il limite parecchie volte, come causa principale l’hard disk del PC, seguono poi esercizi vari di Geometria e la Lega Pokémon di Johto.

Mi sembra d’esser tornato ai tempi delle scuole medie, quando ci si arrapava per una tetta di Emanuela Folliero fatta vedere dal TG4 in onore dell’uscita del suo calendario, o delle risse tra i banchi per un Mammata, chira zoccola detto di troppo da uno dei tuoi compagni e le successive lacrime di coccodrillo sparate davanti la preside della scuola.

Non sembra che siano passati nemmeno dieci anni da allora.

Cancellati tutti o quasi, quelli meno inutili son rimasti, i ricordi del periodo di mezzo: le prime cotte con relative dichiarazioni, sparlate, rifiuti, lacrime e, per i maschietti, seghe consolatorie finali; le prime sbronze durante gli anni di liceo; le scommesse azzardate durante le mangiate sui pullman dopo le trasferte con la squadra di rugby; i bestemmioni lanciati alle due di notte quando si giocava a PES a casa di Carlo a Camigliatello.

Non è cambiato un cazzo.

Le bestemmie si fanno ancora, ma a scacchi o su ISS Pro o Tekken 3, le scommesse azzardate a mensa, le sbronze in Vettovaglie con i postumi che ti aggrediscono in Cavalieri mentre urli a squarciagola HO PERSO!, e le cotte… beh… in un modo o nell’altro possiamo parlarne allo stesso modo, anche se a 20-25 anni pensi più a chiavare che cercarti la storia infinita con la principessa Raperonzolo bimbaminkia di turno, che si bagna a ogni tua citazione di Jim Morrison, Fabio Volo, Jimmy Fontana, Adolf Hitler, Benito Mussolini: tempo fa mi capitò di sparare una sua frase in mezzo a un manipolo di ragazze pseudo-comuniste assatanate di sesso e capitalismo, dopo aver confessato la provenienza di tale citazione, insieme alle lodi per la mia lirica volarono via le speranze di trombarmene una. Starmi zitto na buona volta no, eh? La mia fortuna per queste cose è paragonabile al comfort dei treni di Dachau durante la Seconda Guerra Mondiale.

Quello che non cambia mai, da quando il mio cervello smise per un attimo di pensare solo ai Pokémon e alle tette della Folliero, sono i temi trattati dai politici in TV. Meno tasse per tutti; più soldi ai pensionati e a chi ha una classica famiglia napoletana composta da padre, madre e dodici bambini; meno soldi ai politici che sono i veri ladri della situazione (cazzo, se la cantano e se la suonano da vent’anni: stanno fottendo tutte le TOP 100 che Billboard fa da secoli oramai!) e tante altre.

Sarò qualunquista, in fondo me ne sbatto il cazzo di quello che pensate voi, ma ancora non riesco a capacitarmi del fatto che un qualsiasi essere umano sulla faccia della Terra debba dipendere, essere valutato e apprezzato solo per quanta grana porta nelle tasche delle multinazionali. Viviamo in un periodo dove stiamo rivalutando molti dei concetti e degli ideali dei secoli precedenti, ma in maniera totalmente scazzata. Questo dato di fatto penso che nel nostro Paese sia più evidente che in altri, dove ancora campano con il mito di distruggere i cattivoni nazisti in nome della democrazia e dell’uguaglianza dei popoli, metti che un giorno te li ritrovi a governare nuovamente…

Non mi capacito del fatto per cui stiamo tutti con la bocca a pompino quando si deve parlare a vanvera di finti moralismi e inutili credenze quando poi tiriamo subito indietro la bocca non appena vediamo un cazzo di problema serio.
Esempi banalissimi:

* Caso 1
– Oh, è morto/hanno ritrovato il cadavere di Taricone/Sarah Scazzi. [Varie circostanze retoriche che il solo accennarle mi vien la nausea]
– Quel fascista di merda/Quella gran troia?
– Eh, ma non puoi dire così adesso che è morto/a, che ne sai? Son tutti bravi a parlar male dei morti, perché sono morti. Ti vorrei vedere a dire queste cose davanti i loro cari, con che faccia glielo diresti? Siamo tutti bravi davanti una tastiera… [Ok la smetto altrimenti mi viene il voltastomaco]

* Caso 2
– Certo che il Governo dovrebbe muovere un po’ di più il culo per aumentare la sicurezza sui luoghi di lavoro
– E a me cosa importa? Tanto mica vado a lavorare in fabbrica dopo la laurea! [Te PENSI che sia così, e invece… N.d.A.]

I problemi della vita di oggi sono tanti e diversi, ma di sicuro non sono quelli di difendere il diritto dei morti che, appunto per definizione, stan messi meglio di noi.

Non dico di ricercare il Grande Elettrone oppure dar coscienza al mondo intero che viviamo in un’unica Verità di cui ognuno di noi vive una visione soggettiva in armonia con l’Universo.

Cerchiamo di ritornare a risolvere i piccoli problemi della vita con l’umiltà dei nostri antenati del Pleistocene, perché è di questo che la nostra esistenza tratta: piccoli problemi. Non molto tempo addietro salvare le chiappe da qualche tigre dai denti a sciabola era un problema serio, adesso è un piccolo problema (te credo, non esistono più!). Allo stesso modo si può trovare una soluzione al problema di migliaia di lavoratori che si ritrovano ogni anno con il culo spianato in mezzo a dei binari, tra lavori in nero e contratti a tempo indeterminato.

Ovviamente, tali soluzioni vanno trovate insieme, cooperando e agendo in alcuni casi come se fossimo davvero una unica mente. Non dico questo per amore di un ideale che si chiama Genere Umano, lo dico sempre per una concezione terra-terra che ho di cooperazione fra esseri umani. Siamo animali politici non per ispirazione divina o per qualche motivo idealistico, semplicemente abbiamo bisogno di interagire con altri simili per salvarci le chiappe, in continuazione e quotidianamente: dalle tigri dai denti a sciabola, dal precariato, dagli operatori telefonici, dalla Apple… Non ha importanza.

È una concezione un po’ negativa della vita, non c’è nulla di poetico dietro e di meraviglioso come gli unicorni che cagano arcobaleni, ma anni di lotte con il Cavo Link (e da qualche anno con la Wireless del Nintendo DS) mi hanno insegnato che l’unica vera ragione dell’evoluzione è il non finire immediatamente al Centro Pokémon per paralisi e scottature.

Poter gironzolare come degli imbecilli giorno e notte nell’erba alta, trombando con tutti i Ditto ci capitino a tiro, non sarebbe nemmeno un’idea malvagia. Ma quando arriva l’Allenatore di turno a rompere il cazzo con le sue Sfere Poké le opzioni sono due: salvare le chiappe o darle. Io non so quale sia la via più giusta da seguire: in entrambi i casi non possiamo rimanere a guardare.

4 Risposte to “Salvare Le Chiappe O Darle (ovvero “Milleduecento Parole Scritte A Cazzo Per Nulla”)”

  1. Ilaria said

    Primo: c’hai ragione c’hai.
    Secondo: cos’è il Grande Elettrone?🙄
    Terzo: ho perso.

  2. HerrStein said

    Il Grande Elettrone e tutto il pezzo che ho scritto e’ una citazione di George Carlin e Bill Hicks (mi sento molto Luttazzi in questi casi, ma per lo meno io non mi vanto di aver scritto battute per loro).

  3. Aurelio Todd said

    Quando sei protagonista di un fatto del genere, oltre al conseguente dolore fisico, nasce nella tua mente un più che giustificato senso di sconforto “Con tutte le difficoltà della vita vado pure a farmi del male per conto mio” e possiamo dire che si generi, per intensità e durata, un micro stato depressivo dal quale, per fortuna, normalmente ci si riprende rapidamente senza far ricorso a psicoterapie o psicofarmaci. Allo stesso modo e in direzione opposta, più o meno a tutti è capitato di essere stati spettatori, magari casuali, di uno spettacolo naturale, un tramonto, un panorama o chissà che altro, o anche di uno spettacolo prodotto dall’uomo, come un’opera d’arte, un concerto, una commedia, ed aver ricevuto in quell’occasione una carica energetica talmente forte da ancorarsi nella nostra memoria in modo così forte che, il solo ricordarla, anche a distanza di tanto tempo, ci da ancora un’intensa sensazione di gioia e di benessere.

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